
10/01/2026 19:16
Questo, chiaramente, non vuole essere un vero testo teatrale, bensì il racconto di ciò che è stato l'inizio del mio primo impiego più o meno stabile. Con la speranza di mettere in guardia chi è in procinto di entrare nel mondo del lavoro affinché si tenga alla larga da aziende improvvisate e poco serie e, soprattutto, da chi ha molto da raccontare riguardo alle sue attività passate ma le idee troppo confuse non solo sul futuro ma addirittura sul presente. I nomi, naturalmente, sono di fantasiaL'intera vicenda si svolge alla fine di febbraio del 2010 in un unico locale: la stanza di un tipico edificio milanese eretto fra le due guerre: parquet posato a spina di pesce, calorifero in ghisa smaltata, porte e finestre di legno a due ante; le ante della porta permettono il passaggio della luce pur nascondono la visuale dall'esterno grazie alla presenza di vetri smerigliati. Il vano è rettangolare, lungo circa 4 metri e largo meno di 3. All'estremità di un lato corto si trova la porta, la finestra è di fronte. I lati lunghi sono entrambi ciechi, quello che si trova alla destra rispetto all'ingresso è interamente ricoperto da una scaffalatura completamente piena di carta, libri e, prevalentemente, raccoglitori pieni di fogli o di ritagli di giornale.
L'arredamento lascia intuire un lusso passato, ormai un po' démodé e mostra segni di trascuratezza: l'illuminazione artificiale è garantita da una lampada composta da una piantana che sorregge un faro di automobile, nel centro del locale si trova un grosso tavolo di vetro rettangolare, circondato nei lati lunghi da poltrone di metallo con schienale e seduta in crosta di pelle nera, un po' crepata e screpolata. Il tavolo è prolungato verso l'ingresso da un ulteriore tavolino di vetro e, fino ad arrivare contro la finestra, da un paio di mobiletti di metallo, su cui è appoggiata, in mezzo a pile di carte e ad un raccoglitore utilizzato per materiale di cancelleria, una stampante laser di quelle bianche, ormai ingiallita dal tempo. Fra questi e lo scaffale, un ulteriore tavolo forma una L. Sul tavolo principale, verso la L si trova un grosso computer all-in-one, accanto si trova uno schermo con mouse e tastiera, di fronte a cui siede l'assistente del capo, sull'altro lato lungo del tavolo siedono due persone, un grafico e sua moglie, che lavorano sui propri computer portatili.
ENRICA (fuori campo, a sipario ancora abbassato) Ciao, sono Enrica, ti ricordi? Eri venuto ad aggiustarmi il computer. C'è un mio amico che avrebbe bisogno di una mano, credo che si tratti di una stampante da accomodare, ma non ne sono sicura. Potresti andare da lui domani mattina alle 9?
(Si alza il sipario)
ME (guardandosi in giro, non riuscendo ad individuare un responsabile) Buongiorno, mi ha chiesto di venire Enrica Moscati, mi parlava di una stampante che non funziona.
GRAFICO (indicando la stampante) Ciao, il capo non è ancora arrivato, non ci ha lasciato detto nulla, ma se parli di una stampante c'è solo questa, che non funziona da tempo. Il problema non è il toner, non si accende proprio.
ME (scostando i cavi che escono dalla stampante e controllando le connessioni) Vedo che è correttamente attaccata ad una ciabatta che funziona e l'interruttore è su 1. Provo a cambiare presa ma se non dovesse funzionare dubito di porter fare qualcosa: probabilmente c'è un problema nell'elettronica, vedo che è piuttosto vecchia e malconcia, valutate se non vi convenga sostituirla.
(Entra Emanuele Toscano)
EMANUELE Buongiorno a tutti!
TUTTI (in coro) Buongiorno!
EMANUELE (rivolto a Me Medesimo) Buongiorno, tu sei il ragazzo di cui mi ha parlato Enrica? Siediti, che ti spiego tutto.
(L'assistente del capo prende una seggiola non utilizzata, la libera dalle pile di carta che erano poggiate sopra e la mette vicino a quella di Emanuele Toscano che nel frattempo si accomoda davanti all'all-in-one)
EMANUELE Devi sapere che il nostro progetto è nato l'anno scorso, quando ho incontrato a una cena il presidente della Camera di Commercio. Appena mi ha visto mi ha domandato: «E allora, Toscano, perché non si inventa qualcosa per farci uscire da questa crisi?» Da allora ho riflettuto molto a lungo per trovare la soluzione, e mi sono reso conto che l'unico modo possibile per far tornare il commercio ai fasti del passato è quello di puntare tutto sulla figura dell'agente. Sai, quando facevo l'agente esportavo tanti di quei vestiti che ogni settimana riempivo un Caravelle, un modello di aereo che si utilizzava all'epoca! Adesso ho raccolto quanti più indirizzi di posta elettronica possibile tra i miei contatti e le mie conoscenze per cui, appena un consulente verificherà e revisionerà un testo che ho scritto, questione di ore, potrò far partire le email per invitare i destinatari a comprare uno spazio sul nostro sito. Siamo quasi pronti, fra oggi e domani, con un semplice click partiranno oltre seimila email. Come ti sembra come progetto?
ME Quindi vi occupate di un sito? Enrica non mi aveva accennato nulla, mi sembra un progetto molto bello.
EMANUELE Certo, tu sei qui per la stampante, hai risolto qualcosa?
ME Purtroppo no, di solito quando qualcuno mi chiama ha problemi con i driver o con la connessione fra la stampante e il computer. Qui è proprio morta, non saprei cosa farci.
EMANUELE Lo immaginavo, me lo aveva già detto un ingegnere che viene qui ogni tanto per delle consulenze sul sito, ma prima di cambiarla volevo un altro parere. Piuttosto, già che sei qui, sei capace di formattare un computer?
ME Certamente! Di quale computer si tratta? Va proprio formattato o preferisce che controlli se non si può rendere più veloce, per esempio eliminando alcuni processi all'avvio, riducendo il numero di antivirus freeware installati ed eliminando le decine di barre degli strumenti dai browser?
EMANUELE No, no, per funzionare funziona, ma è pieno di dati di un vecchio progetto che non voglio più tenere. Il computer è quello lì sotto il tavolo.
ME Sono tutti sotto il tavolo, intende quello buttato lì in mezzo, fra un groviglio di cavi, senza schermo né mouse o tastiera collegati?
EMANUELE Proprio quello. Ho scollegato tutto perché tanto non lo utilizziamo più. Penso che sia spento
ME No, vedo che è acceso e che il disco fisso sta girando, sicuro che non faccia da server per qualcosa? La scheda di rete è collegata e lampeggia
EMANUELE Assolutamente no, te lo dico io, cancella tutto e trasformalo in un computer normalmente utilizzabile.
(Tutti guardano Toscano ma non proferiscono parola)
ASSISTENTE Vieni, ti faccio vedere dove ci sono mouse e tastiera di scorta, dovrebbe esserci anche un vecchio schermo.
(Me medesimo ed Assistente del Capo escono, rientrano dopo poco con mouse, tastiera, e uno schermo a tubo catodico in mano. Me medesimo collega le varie periferiche appoggiandole sul pavimento, sotto il tavolo)
ME Qui gira un XP, avete un cd con la licenza?
GRAFICO (porgendo a me medesimo un porta cd di stoffa pieno di cd masterizzati) Ecco, qui ci sono tutti i software, naturalmente originalissimi
(Me medesimo si accuccia sotto il tavolo, ricopia il seriale scritto sul cd stesso su un foglietto, apre il lettore di CD del computer, inserisce il CD. Sullo schermo si vedono le schermate dell'installazione di Windows XP)
MOGLIE DEL GRAFICO (chiudendo il proprio portatile e riponendolo in una valigetta) Arrivederci a tutti, vado che devo prendere la bambina all'asilo
EMANUELE Accidenti, sono già le 12.30. Proprio adesso che avevo bisogno di te. Non riusciresti a fermarti ancora una mezz'oretta?
MOGLIE DEL GRAFICO Non posso proprio, all'una esce mia figlia, come tutti i giorni, e devo raggiungere la scuola.
EMANUELE Allora vai. (guardando Me Medesimo) Tu a che punto sei con il computer?
(La moglie del grafico esce)
ME Ho appena formattato il disco, ora sto installando Windows, ci vorrà ancora un po' di tempo, in cui il computer fa tutto da solo.
EMANUELE Ottimo! Direi che è ora di mangiare un boccone, tu hai portato il pranzo da casa?
ME No. Faccio partire l'installazione e magari esco a prendere qualcosa al bar qui accanto.
GRAFICO Mi scusi, Emanuele, posso parlarle un secondo in privato?
(Esce il grafico con Emanuele Toscano. Me medesimo armeggia con il computer sotto il tavolo. Rientra il grafico, con aria arrabbiata, chiude il computer portatile, lo ripone in una valigetta che afferra e, guardando Me medesimo) Buona fortuna, vedrai che ti troverai bene qui. Magari il lavoro è un po' frenetico ma non preoccuparti assolutamente per i pagamenti, quelli arrivano sempre puntuali!
Il grafico esce dalla stanza. Entra Emanuele Toscano
EMANUELE Bene, ragazzi, andiamo tutti a mangiare qualcosa qui accanto!
(Tutti coloro i quali sono rimasti escono. Sipario)
(Si apre il sipario. Me medesimo, Emanuele Toscano e l'assistente del capo entrano nella stanza. Me medesimo procede con le fasi finali dell'installazione. Dall'esterno proviene un urlo)
DIPENDENTE (Entra nella stanza con aria trafelata, dopo aver bussato) Scusate, avete staccato qualche cavo? Il server con i backup e con l'archivio storico che è qui nella vostra stanza non è raggiungibile.
EMANUELE (indicando Me medesimo, ancora accucciato vicino al computer formattato e ormai reinstallato): Quel computer lì sotto? Non so, è tutto il giorno che ci sta lavorando lui.
ME Come il server? Mi avete dett...
EMANUELE (interrompendo Me medesimo) Guarda, ha incominciato oggi a lavorare qui e probabilmente ha toccato qualcosa che non doveva. (Guardando Me medesimo, con aria seccata) Cos'hai combinato? Quello è il server con l'archivio, non hai cancellato tutto, vero?
ME Ma me l'ha...
EMANUELE Malissimo, ora vediamo come rimediare. (Esce, parlando con il dipendente dell'altra azienda)
ASSISTENTE Non so che cosa avesse in mente questa mattina Emannuele. Questi erano gli uffici di Enrica Moscati, che è molto amica di Emanuele. Aveva dato in uso a lui questa stanza. Quando poi ha ceduto l'attività ad un'altra azienda, ha chiesto che Emanuele potesse rimanere qui pagando una quota dell'affitto, delle bollette e della pulizia. Quel server è sempre stato qui, non so perché ti abbia chiesto di formattarlo. Non vorrei essere nei tuoi panni!
(Squilla il telefono cellulare di Me medesimo, che risponde)
ENRICA (fuori campo) Lo sai cos'hai fatto? Hai cancellato tutto lo storico della mia società, e anche dell'associazione culturale che presiedo. Perché l'hai fatto? So che sei bravo con i computer, non puoi aver commesso un simile errore. Tra l'altro anche la nuova società aveva accesso all'archivio, che utilizza anche per i lavori nuovi
ME Mi ha chiesto Emanuele Toscano di farlo, dicendo che era un vecchio computer rotto
ENRICA (fuori campo) Come te l'ha detto lui? Avrai capito male, lui sa benissimo che cos'è! Be', ti saluto, vediamo come fare ora per risolvere. Anni di lavoro gettati in fumo!
(Rientra Emanuele Toscano)
ME Ci sono dei software per tentare di recuperare il contenuto
EMANUELE (ad alta voce, per farsi sentire dall'esterno) Hai combinato un bel guaio! Quel server lì conteneva tutto il loro archivio
ASSISTENTE Emanuele, si sono fatte le 6, io devo andare. A domani!
EMANUELE (rivolto verso l'assistente) Certo, vai pure.
(L'assistente esce dalla stanza)
EMANUELE (guardando me medesimo) Ora è tardi, vai anche tu. Ci vediamo domani alle 8:30?
ME (con gli occhi sgranati) Domani? C'è altro da fare?
EMANUELE Sì, se vuoi lavorare vieni qui che abbiamo bisogno di gente. Per incominciare ti darei uno stipendio di 750 euro mensili, per questo mese te ne darò 500 così perché con il lancio del sito sono impegnatissimo e non ho mai il tempo di andare dal commercialista, appena vado da lui poi ti farò firmare il contratto vero e proprio e ti darò la differenza precisa di quanto dovuto per questo primo mese.
ME Non avrei mai immaginato che mi stesse offrendo un lavoro fisso, per me va bene. Appena arrivo domani vediamo come fare con il server, ora lo spengo.
EMANUELE Ah, quel computer: lo utilizzerai come tuo computer per lavorare
ME Ma i dati che c'erano dentro?
EMANUELE Non sono miei. Mi dava noia lì sotto il tavolo quel computer sempre acceso. Non lo spostavano mai, ora abbiamo risolto questo problema
(Si chiude il sipario)