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I treni al tempo del Coronavirus

19/05/2026 21:51

La pandemia di Covid-19 ha completamente trasformato le abitudini in fatto di spostamenti degli italiani. Sostanzialmente le scuole e le università erano chiuse con lezioni a distanza e, nonostante per lavoro fosse possibile spostarsi, quante più aziende possibili hanno chiesto ai lavoratori di farlo da casa. I treni a lunga percorrenza erano stati ridotti a pochissime coppie, purtroppo da allora non sono più stati ripristinati i servizi notturni verso Parigi e il Mosca-Nizza via Milano Rogoredo.

I divieti di spostamento venivano allentati o incrementati attraverso un sistema basato su un codice di colore, generalmente applicato ad ogni singola regione: si andava dalla zona bianca in cui non c'erano quasi restrizioni, a quella gialla, a quella arancione e a quella rossa in cui quasi tutto era proibito. In base al colore della zona, oltre alla mobilità veniva anche limitata la tipologia di esercizi aperti al pubblico, l'orario dell'eventuale coprifuoco, la possibilità di somministrare cibo e bevande nei locali, ecc...

Durante questo periodo mi capitò di dover utilizzare il treno regionale, unicamente nella tratta fra Sesto San Giovanni e Bergamo Ospedale, per una settimana nel febbraio del 2021, grazie ad un lieto evento occorso in quel periodo nel nosocomio orobico e alla rottura di un finestrino della mia automobile. In quei giorni, la Lombardia si trovava in zona gialla ma appena un paio di settimane prima era classificata come zona rossa.

Era la prima volta da oltre un anno che mettevo piede su di un treno e la prima cosa che mi balzò all'occhio fu la mancanza di accordi fra i gestori delle infrastrutture: la stazione del metrò di «Sesto FS» era direttamente collegata con il sottopassaggio della stazione ferroviaria, cosa che rendeva molto agevole il trasferimento dei passeggeri fra la ferrovia e la metropolitana. Per evitare di far incrociare i flussi, i passeggeri erano obbligati a camminare da un lato solo del corridoio, il lato sinistro nella parte di corridoio gestito dall'ATM, quello destro nella parte gestita da RFI. Questa divergenza creava quindi una situazione assurda, in cui i flussi di passeggeri si sarebbero dovuti incrociare per forza nel punto di confine.

D'altro canto, l'altra cosa che si poteva notare era la scarsità di viaggiatori: di sicuro non ho viaggiato negli orari più di punta, ma i viaggiatori di ogni convoglio si potevano contare sulle dita di una mano.

Carri bisarca attraversano una semideserta stazione di Sesto San Giovanni

Carri bisarca attraversano una semideserta stazione di Sesto San Giovanni

Il primo giorno in cui utilizzai il treno, mi imbattei in uno sciopero. Moltissimi treni erano cancellati, fortunatamente non il mio.

Sui treni e nelle stazioni erano esposti i regolamenti da seguire per prevenire, per quanto possibile, il contagio. I posti a sedere erano dimezzati, con cartelli che proibivano di sedersi a posti alterni. Ciononostante non vidi mai tutti i semi-scompartimenti occupati, i passeggeri erano veramente scarsi. Un giorno passò il capotreno a controllare i biglietti, con una mascherina riutilizzabile marchiata Trenord. Come gli dissi che mi piaceva il fatto che Trenord distribuisse mascherine personalizzate mi rispose, rammaricato, di averne ricevuta una sola; non poteva utilizzarla tutti i giorni. Si incominciavano a vedere i treni nuovi, i Caravaggio verso Como S. G. (non potendo raggiungere Chiasso) e i Donizetti sulla Lecco-Bergamo. Ma sulla Bergamo via Carnate girava materiale ordinario, in genere vetture vicinali a pianale ribassato revampizzate, ormai giunte agli sgoccioli, con le porte interne che si aprivano e chiudevano da sole quando il treno affrontava una curva, talvolta sostituite da composizioni di MDVC.

Posti a sedere bloccati

Posti a sedere bloccati su una piano ribassato

Dopo le quattro ore di visita a me concesse arrivava il momento di ritornare. Tornavo sempre con il treno delle 18:25, tranne il giorno della nascita. Un orario definibile come tardo pomeriggio, ma qui arrivava il dramma. Sembrava di essere in piena notte: se la mattina i passeggeri erano pochi, adesso erano quasi inesistenti. La stazione era deserta, a volte ero l'unica persona in attesa. In stazione, per non so quale motivo, non c'era l'obliteratrice e mi toccava andare nella prima carrozza a far convalidare a mano il biglietto. Il capotreno, infatti, rimaneva nel posto di guida ed usciva ad ogni fermata all'estremità della prima carrozza, in un'area delimitata da un nastro di plastica bianco e rosso. E spesso rimanevo il più vicino possibile a quella zona, nonostante fosse opportuno stare il più lontano possibile dagli altri.

Medie distanze in una fermata quasi deserta

Medie distanze per il regionale 25870 in una fermata quasi deserta

Infatti era costante la presenza di "branchi" di ragazzi che, in barba ad ogni restrizione, giravano per il treno correndo, schiamazzando e fumando. Questi ragazzi erano già a bordo del treno che arrivava da Bergamo e scendevano fra Terno e Calusco. Una volta uno di questi gruppi, più numeroso del solito, si posizionò nella mia carrozza, senza mascherine, senza alcun distanziamento, fumando e cantando a squarciagola. Incredibilmente uno di loro, alzandosi, mi notò. Mentre temevo il peggio per me, il ragazzo si rivolse a me: «oddio, ci scusi, lei stava leggendo e magari voleva il silenzio». Cambiarono carrozza. Un'altra volta, invece, vennero fatti scendere a Bergamo Ospedale dal capotreno; immagino che non avessero il biglietto. Come il treno ripartì, ricordo ancora il rumoraccio di vetri infranti. Non mi voltai — ero distrutto! — ma una volta sceso a Sesto notai che avevano distrutto due finestrini.

Finestrini infranti

Vetri dei finestrini infranti

Con questo episodio concludo questo breve ricordo che, probabilmente, differirà dai ricordi di molte altre persone, essendo molto limitato nel tempo e nei percorsi. Certo, non rimpiango quei momenti e quella paura di prendere il treno, uno dei mezzi che più amo e su cui ho viaggiato anche in situazioni molto meno banali.


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